Rosita: La prima campagna di scavo nel sito di Torre Mordillo è stata effettuata nel 1888 da Luigi Viola, il quale ha rinvenuto 230 sepolture a inumazione, purtroppo dalla relazione di questi scavi manca totalmente ogni tipo di riferimento topografico, mentre sono descritti in modo dettagliato i rinvenimenti;

si tratta, in modo particolare di corredi funerari, di ornamenti personali, di armi in bronzo e in ferro e di abbondante vasellame ceramico, oggi conservato nel Museo Civico di Cosenza. Nella seconda metà degli anni ’60 c’è stato un nuovo ciclo di scavi effettuato dall’Università della Pennsylvania che ha interessato parte della cinta di fortificazione e l’abitato. I materiali, rinvenuti durante questi scavi, sono conservati attualmente nel Museo di Sibari e attestano importantissimi scambi commerciali tra gli abitanti del luogo e altre popolazioni quali Micenei, Fenici, Ciprioti e i Greci fino al momento precedente la colonizzazione. Tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, la Soprintendenza della Calabria insieme alla Soprintendenza speciale del Museo Pigorini di Roma, ha effettuato un nuovo ciclo di scavi sul sito che ha interessato la cinta di fortificazione muraria a doppio paramento e nel corso dei quali sono state individuate 4 torri ellenistiche. In questo momento ci troviamo all’interno della torre denominata Torre 1, mentre la torre circolare alle mie spalle, di età Medievale, è quella che dà il nome all’intero parco. Il sito di Torre Mordillo è stato frequentato, senza soluzione di continuità, dal XVI secolo fino al IX secolo a.C., dopo di che ha subito una lunga fase di abbandono e la sua frequentazione ha avuto nuovamente inizio tra la fine del IV secolo e gli inizi del III secolo a.C. L’abbandono, probabilmente, è dovuto ad un assedio testimoniato dal rinvenimento di numerose palle da balista nel sito. Lo stesso destino è toccato al vicino sito di Castiglione di Paludi, centro fortificato Brettio, di età ellenistica, anch’esso abbandonato nel III secolo a.C., ed è proprio a questo periodo che si attesta la fine della seconda Guerra Punica, sfavorevole ai Brettii che furono alleati dello sconfitto Annibale.

Giusy: Ci troviamo all’interno dell’area archeologica di Parco del Mordillo nel comune di Spezzano Albanese, dove da qualche mese sono in atto dei restauri archeologici dell’intera area. A restauri archeologici che tendono a riportare in luce queste antiche strutture murarie che tanto ci raccontano della nostra storia passata. In cosa consistono questi restauri? Ebbene, si parte dalla semplice pulizia delle creste murarie, per passare poi al loro restauro. Restauro effettivo che consiste nell’integrare parti di questi tratti murari con pietra locale, è il cosidetto Capping. Sono stati, inoltre, effettuati alcuni saggi archeologici di approfondimento per cercare di ottenere ulteriori informazioni funzionali agli interventi di restauro. Al fine di facilitare la lettura di strutture ridotte allo stato di rudere, quindi prive ormai di quella integrità che rende facile la comprensione della funzione originaria, sono stati condotti alcuni lavori di integrazione delle parti mancanti. Come nel caso delle torri, le parti a valle, che erano crollate, sono ricomposte impiegando materiali moderni, facilmente distinguibili e totalmente reversibili. Questi interventi di restauro così attenti e puntuali mirano, naturalmente, a conservare e a rendere ulteriormente e nuovamente fruibile questa importante area archeologica per il nostro territorio. È soltanto attraverso le scoperte del passato che noi scopriamo quello che siamo diventati oggi.

Antonella: La fase medievale in Calabria è caratterizzata da una serie di invasioni di popoli come Bizantini e Normanni, che occuparono e fortificarono delle alture in un periodo compreso tra il X e il XIII secolo. Tra le varie fortificazioni troviamo Torre del Mordillo, una torre circolare, con funzione di avvistamento collocata sul limite nord-est del pianoro e alla confluenza di due fiumi: il Coscile e l’Esaro. I fori presenti sulla parete sono detti “buche pontaie” e venivano utilizzate soprattutto nelle opere di edilizia medievale, sebbene esistano già da quando venne introdotto, per la prima volta, l’utilizzo della malta nelle tecniche costruttive murarie. Queste sono dette anche “fori da ponte”. Le buche pontaie venivano utilizzate per conficcare i pali dei ponti, cioè delle impalcature, usati per completare le costruzioni particolarmente alte. Per realizzarle bastava sostituire ad alcune pietre le estremità di travi in legno che finivano, così, murate nell’insieme e solo in un secondo momento venivano tolte lasciando aperta una buchetta che poteva anche essere colmata. I fori, inoltre, fungevano probabilmente anche da incastro per una scala. La torre Normanna risale all’XI secolo. Un’altra importante testimonianza di fortificazione medievale è Torre Scribla. Discordanti sono i pareri sul periodo della prima fase di occupazione del sito, ma grazie ad alcuni ritrovamenti di ceramica è possibile datarla al 1035-’40. Torre Scribla sorge su una collina isolata all’inizio della valle del Crati. Al centro della collina è visibile un’alta torre quadrata nella parte est, mentre nella parte ovest troviamo una seconda torre, più bassa, collegata ad una cinta muraria. Nella prima fase di occupazione Torre Scribla era, molto probabilmente, costruita in legno. Alla seconda fortificazione appartiene una cortina muraria costruita con ciottoli di fiume legati tra loro con malta bianca. È nel XIII secolo che a causa di un crollo o, molto probabilmente, a causa di una distruzione, viene ricostruita la torre maggiore. La torre si erge su 4 piani: al primo piano abbiamo un ingresso con funzione abitativa, nel piano inferiore, molto probabilmente, abbiamo un deposito, meno chiare sono le funzioni dei piani superiori.